MA TU VULIVE ‘A PIZZA…

la bella idrusa Otranto

la bella idrusa
Otranto

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Sollecitati da un tramonto “africano ” abitualmente ricorrente nel Salento, ad unisono i miei due nipotini, si fa per dire, ormai giovanottoni, mi indirizzavano alla ” Bella Idrusa”, nota per strabordanti e saporitissime pizze. Ma questa e’ un ‘altra storia.
Ed il simpaticissimo Aurelio Xierro, nel passato , celebrava questo piatto internazionale cantando “E tu vulive a’pizza- a pizza- a pizza…”

La Bella Idrusa Otranto

La Bella Idrusa
Otranto

Con un milione di firme  la pizza, marchio di italianita’nel mondo e’ strumento di riscatto sociale ed ambisce ormai
all ‘ingresso nei patrimoni dell ‘Umanita’Unesco.

Quotati professori dell’Universita’di Milano  evidenziano  come i pomodori, l’olio d’oliva ovvero tutti gli ingredienti di questo piatto saporitissimo, riducano rischio di tumori. L’ effetto benefico diminuirebbe del 25% del rischio di ifnarti.
La pizza ha antenati antichissimi; soltanto nel diciottesimo secolo sulle nostre tavole arriva il pomodoro. Ed ecco finalmente la classica napoletana col cornicione alto, la “margherita “col fior di latte di vaccina.
Per una perfetta cottura col raggiungimento di calore necessario per gonfiare a regola d ‘arte il cornicione, serve un forno a legna acceso gia’nelle prime ore del mattino.
Appena cotta, per assaporare e gustare gli aromi sprigionati dalle sostanze volatili generate dalla lievitazione, va mangiata immediatamente.
Non disdegnamo, per evitare sprechi, di fornirci di una scatolina per recuperare quello che nessuno ha mangiato e gustarcelo pur riscaldato…
Ed in Messico a Cancun ne assaporammo una farcita con un esotico ananas;
all’uscita ci offrirono un inaspettato take away con le rimanenze: le gustammo in hotel.
Pizzaioli, a Tokyo, con occhi a mandorla, dopo prestigiosi e scenograici voli dell’impasto ce ne consigliarono una da far invidia a mani esperte italiane:l’insegna accattivane era “Bella Italia”images

VALIGIE PRONTI PER PARTIRE

imagesDopo aver visitato la  meravigliosa  penisola messicana dello jucatan, sfiancati da un torrido caldo umido, stavamo partendo dall’aeroporto di

Cancum. Avevamo stipato le valigie in modo da pressarle  quasi sedendoci sopra. E’ inevitabile, quando si riparte, c’è  sempre da aggiungere un particolare souvenir; il bello è che andando alla Rinascente, durante la settimana messicana , lo ritrovo anche a minor prezzo, ma questa è un’altra storia. Al passaggio dalla polizia, ne aprono una delle nostre: mi ero scordata dentro  tronchesino, lima per le unghie e forbicine. Mi hanno sequestrato il tutto, ma il bello doveva ancora venire: dovevo riconfezionarla…

 

Dopo questa mia esperienza,  consiglio di evitare questo mio errore.

Come ogni anno , mi trasferisco nel Sud , nel  meraviglioso Salento e secondo voi cosa mi aspetta? Riempire  più valigie.  La permanenza è piuttosto lunga, quindi servono cose leggere per il mare, ma anche maglioni   e pantaloni pesanti specialmente  se soffia la fresca tramontana. Ed ogni anno mi dico

 

“poche cose” Ci crediate o no, non ci riesco, penso sempre  ad aggiungere quella camicetta ,o quel mglioncino  a cui non posso rinunciare .Figuratevi il risultato! Meno male che le spedisco da anni sempre con la stessa eficientissima  agenzia T. N .T. Ora mi sovviene  Goldoni, con  le sue splendide commedie sulla villeggiatura, e mi scappa da ridere giacchè mi trovo anch’io in quelle impagabili ma anche faticose situazioni .Chiudere  casa, impacchettarla con lenzuola per salvagurdare , divani, poltrone

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, tappeti dalla polvere e,  fare valigie. Ormai mi considero un’esperta  nel riempirle: mettere le cose meno urgenti  al fondo in sacchetti,  per genere ,facili da  deporre nei cassetti all’arrivo e,  via via  il resto. Volete ridere: ripartendo lo scorso anno mi sono fatta sequestrare barattoli di creme dal trolley da una poliziotta e mi son chiesta “le serviranno visto che la stagione non è ancora finita ?”